L’Italia post-covid sarà davvero green?

Con quanta convinzione il Paese continua il cammino verso l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile?

Le indagini dell’Enea dimostrano che nei mesi del lockdown tutti i valori dannosi per l’ambiente e il clima hanno registrato sensibili diminuzioni: ma quali azioni strutturali sono in programma per garantire che il futuro del Paese sia davvero avviato verso la transizione ecologica?

Nel mese di marzo le prime immagini raccolte dal satellite Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea mostravano un’Italia ferma, bloccata dalle iniziali e improvvise misure di contenimento del contagio da covid-19, e un crollo contestuale dell’inquinamento atmosferico. I livelli di concentrazione di biossido di azoto (un tipico gas inquinante dell’aria esterna, provocato prevalentemente dal traffico automobilistico) hanno continuato progressivamente a ridursi, fino a raggiungere nei trenta giorni successivi una contrazione compresa tra il 45 e il 50% nei cieli europei. E dopo quasi sei mesi da quel 18 febbraio in cui fu registrato il primo caso di trasmissione secondaria di coronavirus a Codogno, in provincia di Lodi, il cammino del Paese verso la sostenibilità non si è ancora arrestato.

Secondo l’analisi trimestrale del sistema energetico condotta dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), tra i mesi di aprile e giugno le emissioni di anidride carbonica sono calate del -26%, per un totale del -17% da inizio anno.
Circa due terzi della riduzione delle emissioni è legata al crollo della domanda di energia, ma anche all’accelerazione della decarbonizzazione del settore elettrico e, in misura minore, al calo dell’intensità energetica dell’economia. In particolare, “le condizioni eccezionali che hanno caratterizzato la prima parte dell’anno – si legge nello studio – hanno impresso una forte accelerazione alla fase di miglioramento dell’indice Ispred (Indice sicurezza energetica, prezzo energia e decarbonizzazione), iniziata nella seconda metà del 2019”.

Si parla di una crescita del 15%, spinta principalmente dalle impennate della decarbonizzazione (+30%) e dei prezzi (+20%). In questo contesto, la produzione da fonti energetiche rinnovabili ha segnato nuovi massimi storici, superando il 50% della richiesta nel mese di maggio contro il 47% del precedente record del 2014. Anche i dati su base trimestrale confermano questo trend, con il 49,9% della richiesta contro il 46% dello stesso periodo di sei anni fa.
Contestualmente, le stime di Enea parlano di una caduta della domanda di petrolio del -16% nel secondo trimestre – “uno shock che non ha paragoni storici”, spiegano – e della domanda di gas naturale, che ha registrato una contrazione due volte maggiore a quella della crisi del 2009.

Ma l’Italia post-covid sarà davvero green?

Mentre il Paese continua il cammino verso l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile, il ministero dell’Ambiente ha previsto lo stanziamento di quattro milioni e mezzo di euro per il finanziamento di interventi legati alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici nei territori delle aree marine protette italiane.

I fondi, previsti dal bando “Aree marine protette per il clima” nell’ambito del progetto “Parchi per il clima” che ha già dispiegato sul campo 100 milioni di euro a favore di progetti legati alla sostenibilità nei parchi nazionali, saranno volti a sostenere interventi di efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico e alla realizzazione di servizi e infrastrutture di mobilità sostenibile terrestre e marina.

Le aree marine protette del nostro Paese sono un patrimonio di biodiversità inestimabile che dobbiamo tutelare ma anche valorizzare, per esempio con il turismo sostenibile, rispettoso dell’ambiente”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

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